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Catalogo di Notecellulari

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I miei Lucignoli

I miei LucignoliI miei Lucignoli (book)

Print: $16.78

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Ho raccontato il mondo giovanile e il difficile rapporto tra studenti e insegnanti mettendo in luce anche retroscena e fuori scena di momenti ed episodi di vita scolastica riservati, di solito, solo agli addetti ai lavori. I protagonisti sono i Lucignoli e gli adulti con cui si confrontano. Sono ragazzi come tanti, ma irripetibili; sono capaci di rabbia e di affetto, e di disperazione e di ironia, ci sfidano ma hanno bisogno di noi; il libro fa parlare la loro giovinezza invitando ad ascoltarla con attenzione. Il mondo in cui vivono non è un paese dei balocchi, ma probabilmente non lo è stato nemmeno nel passato. Il titolo è dovuto al mio lungo ed ininterrotto amore per il libro di Carlo Collodi. Essendo impossibile imitare Pinocchio, mi sono dedicata al suo compagno Lucignolo che tutti, insegnanti compresi, considerano cattivo per dagli un'altra possibilità. I nomi dei protagonisti sono modificati per rispetto della privacy.

I MIEI LUCIGNOLI (ora digitali)

I MIEI LUCIGNOLI (ora digitali)I MIEI LUCIGNOLI (ora digitali) (e-book)

eBook: $3.10

Lucignoli? Cattivi soggetti? Pessimi esempi? Oppure ragazzi? Solo ragazzi che cercano, che sfidano, che amano, che crescono? Storie di scuola e non solo. [Il testo è depositato alla SIAE]

LA (mia) CLASSE NON È.doc

LA (mia) CLASSE NON È.docLA (mia) CLASSE NON È.doc (e-book)

eBook: $3.10

E' ancora possibile dialogare con i nostri ragazzi e insegnare letteratura? Questo non è un romanzo, ma una storia vera. La classe non è doc, ma qualcosa di più. (Il testo è depositato alla SIAE)

Vita da Telespettatori Disperati

Vita da Telespettatori DisperatiVita da Telespettatori Disperati (book)

Hardcover Print: $19.58

Dialoghi tra due telespettatori sulle performances televisive di politici e giornalisti. Oggi tutta la comunicazione politica, i comizi, i dibattiti e gli incontri, avvengono in TV. Non è sempre vero, però, che chi appare molto ottenga maggiore consenso, specialmente se critica gli avversari ma non propone nuove e più valide idee. I Telespettatori Disperati sono personaggi immaginari, ma rispecchiano i commenti ironici o meditati dei cittadini che si trovano costretti a tele-ascoltare e a tele-vedere, ma non sono mai chiamati a essere tele-ascoltati. E qualche volta si vendicano nelle urne.

TELESPETTATORI DISPERATI - Desperate TV viewers

TELESPETTATORI DISPERATI - Desperate TV viewersTELESPETTATORI DISPERATI - Desperate TV viewers (book)

Print: $14.70

Dialoghi surreali e satirici tra due telespettatori disperati a causa della informazione televisiva e della comunicazione dei politici. Nati su Web, i Telespetatori disperati continuano a vivere in rete e su queste pagine. Le loro storie spiegano perchè si possano perdere le elezioni o veder scendere la propria popolarità pur apparendo quotidianamente sul teleschermo. I telespettatori disperati, ironici e irriverenti, laici e anticonformisti, dimostrano che la televisione può ammorbare o divertire, ma non ipnotizza nè fa smettere di pensare.

FRAMMENTI MATERNI - FESTA della MAMMA

FRAMMENTI MATERNI - FESTA della MAMMAFRAMMENTI MATERNI - FESTA della MAMMA (book)

Print: $10.36

FRAMMENTI MATERNI è dedicato all'amore e al ruolo delle mamme. Abbiamo attraversato un troppo lungo periodo di anni in cui sembrava che si potesse perdere il significato e il valore di ciò che invece è fondamento di affetti e riferimento alla vita. La figura femminile materna rappresenta un intreccio di valori non solo simbolici, ma sostanziali e vitali. La maternità di una donna non dovrebbe essere costretta ad attendere tempistiche e opportunità né dovrebbe essere costretta a scegliere tra un figlio e un lavoro. La maternità non è un privilegio o un lusso: è una preziosa manifestazione della vita, è ricchezza per tutti. Poiché si tratta, come tutti sappiamo, di un cammino di impegno e di coraggio, ho cercato di rappresentarne alcuni aspetti attraverso persone e situazioni vere e reali: frammenti di quello che ho incontrato nella vita quotidiana in forma di brevi racconti, riflessioni e di semplici poesie.

La (mia) classe non è doc

La (mia) classe non è docLa (mia) classe non è doc (book)

Print: $16.56

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Cos'è oggi la scuola? E' ancora possibile insegnare ai giovani la letteratura? Come si dialoga con i ragazzi? Una insegnante di lettere di scuola media superiore vive tre anni di dialogo con una sua classe molto speciale. Il libro non è un romanzo, ma racconta, in prima persona, una storia vera, senza prediche e senza facili pedanterie. "Non esiste un solo modo di insegnare o di essere persone. Esiste una realtà, in questo caso scolastica, con cui si deve interagire inventandosi un linguaggio complesso e dedicato. E non esiste un modo per farsi rispettare ed amare diverso da quello di amare e rispettare per primi. Questa è stata la mia vita di insegnante e sono contentissima che sia andata così." Maria Serena Peterlin

Note cellulari, il blog di Mariaserena Peterlin

  • BUON NATALE!

    2009 Dec 24



     
     
     
     
     
     

     
    Scrivo questi AUGURI di BUON NATALE perché mi è caro questo giorno. Poco fa mi è sfuggita, rivolgendomi a una amica, una frase spontanea: “Buon Natale, senza se e senza ma”. Una specie di lapsus spuntato dal linguaggio mediatico più stereotipato, da un modo di dire così consumato dall’uso da essere banale, ma che esprime quello che mi passa per la testa in questo momento.
    In questo momento penso infatti che sia inutile cercare il Natale forzando le situazioni.
    Il Natale viene.
    Come tutti gli anni ha cornici imprevedibili o consuete, organizzate o impreviste e si svolge in situazioni famigliari o atmosferiche, sociali o ambientali, di costume o di affetti diverse.
    Per fortuna aggiungo, non siamo obbligati all’omologazione della festa.
    Oggi non cerco di organizzare il giorno di Natale e lo considero un sollievo.
    Ogni volta che l’ho fatto è stata una gran fatica, non so quanto utile.
    Ora lo lascio venire come vuole.
    Cerco semmai di togliere, di alleggerire, di rendere semplice.
    Il Natale non è un racconto per bambini, però è la festa dei bambini.
    Ma quel racconto ognuno lo sa o può cercarlo per poi ripensarlo dentro di sé.
    La festa invece è giusto organizzarla per i bambini: dunque che sia semplice e senza complicazioni di nessun tipo.
    Non commento i pretesti di natali non Natale; eppure ce ne sono.
    Mi piace invece l’idea che per molti, volendolo, si possa pensare in pace alla pace.
    Nel modo più semplice possibile e sperando che arrivi per tutti.
     
    Buon Natale dunque.



     

     

     



    Pubblicato da Mariaserena | Commenti (4)


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  • PER LA SCUOLA: CONCRETAMENTE E CON AFFETTO

    2009 Dec 18

    La scuola, quella che non funziona e quella che funziona


    E' ora di smetterla con le chiacchere.
    E' ora anche di dimostrare coi fatti che c'è già la scuola di qualità.
    Si tratta di metterla in luce, di renderla più visibile in modo sistematico, di farne un contagio virtuoso.
    Esiste anche la scuola non buona e che non funziona.
    Ma noi  vogliamo parlare, e fare, la scuola che funziona.
    Cominciando da quella che già esiste.
    Da quella che esisteva già prima delle tecnologie, delle lavagne multimediali e dei piccì.
    Esisteva prima, esiste ancora e continuerà ad esistere: le tecnologie aiutano e sono preziose, ma prima ed insieme ci vogliono la testa, la professionalità, la dedizione, la passione, la competenza e il cuore di noi insegnanti.

    Da qui nasce il progetto, il grande nerwork di Gianni Marconato e i suoi collaboratori.

    PROPRIO DA QUI  clikka !



    C'è anche un invito a partecipare. Coraggio. Parliamone e dimostriamo che la scuola siamo davvero noi, e non solo le vetrine sui bei propositi.

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  • I MIEI LIBRI

    2009 Dec 11

    autopubblicati e scaricabili anche in formato ebook

    Cos'è oggi la scuola? E' ancora possibile insegnare ai giovani la letteratura? Come si dialoga con i ragazzi? Una insegnante di lettere di scuola media superiore vive tre anni di dialogo con una sua classe molto speciale. Il libro non è un romanzo, ma racconta, in prima persona, una storia vera, senza prediche e senza facili pedanterie.

    "Non esiste un solo modo di insegnare o di essere persone. Esiste una realtà, in questo caso scolastica, con cui si deve interagire inventandosi un linguaggio complesso e dedicato. E non esiste un modo per farsi rispettare ed amare diverso da quello di amare e rispettare per primi. Questa è stata la mia vita di insegnante e sono contentissima che sia andata così." (Mariaserena)


    [immagine in miniatura della copertina]Il mondo giovanile e il difficile rapporto tra studenti e insegnanti è qui raccontato mettendo in luce anche retroscena e fuori scena di momenti ed episodi di vita scolastica riservati, di solito. agli addetti ai lavori. I protagonisti sono i Lucignoli e gli adulti con cui si confrontano. Sono ragazzi come tanti, ma irripetibili; sono capaci di rabbia e di affetto, e di disperazione e di ironia, ci sfidano ma hanno bisogno di noi; il libro fa parlare la loro giovinezza invitando ad ascoltarla con attenzione. Il mondo in cui vivono non è un paese dei balocchi, ma probabilmente non lo è stato nemmeno nel passato. Il titolo è dovuto al mio lungo ininterrotto amore per il libro di Carlo Collodi. Essendo impossibile imitare Pinocchio, ho voluto dedicarmi al suo compagno Lucignolo che tutti, insegnanti compresi, considerano cattivo per dagli un'altra possibilità. I nomi dei protagonisti sono modificati per rispetto della privacy.


    VISITA QUI LA MIA VETRINA VIRTUALE 

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  • Polemiche (preistoriche) sull'analfabetismo di ritorno

    2009 Dec 10


    L'IMPORTANTE È .... BOCCIARE?


    Recentissime articoli su media denunciano un diffuso analfabetismo di ritorno.
    Leggendo (vedi la Repubblica : http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/lingua-italiana/lingua-italiana/lingua-italiana.html?ref=hpspr1) la mia prima reazione è sulla frase virgolettata di De Mauro
    Come nasce lo "studente analfabeta"? Quando comincia a diventarlo? "I guasti iniziano nella scuola dell'obbligo", risponde Tullio De Mauro, il padre degli studi linguistici italiani. "Il buonismo degli insegnanti ha fatto grossi danni, ormai si tende a promuovere un po' tutti e non si sbarra il passo a chi non è all'altezza".
    Mi viene da commentare: "De Mauro, questo sconosciuto".
    Cosa significa "non si sbarra il passo a chi non è all'altezza?"
    In questa la terminologia paramilitare, ho difficoltà a ri-conoscere De Mauro.
    Possiamo continuare a parlare di lacune (uso questo termine per semplificare) semplicemente accusando la scuola di buonismo?
    Mi sembra un discorso banale e superficiale.
    Per questo dico che l'argomento è importante, ma parliamone seriamente.
    Che fatica però!
    Quasi quasi andrei a ripescare i libri di questi esperti, quelli scritti negli anni 70.
    Ma non ho tempo per il passatismo. Ciò che viene qui definito “analfabetismo rampante e di ritorno” non è un fenomeno che gli insegnanti apprendono dai giornali, né dai rapporti né dalle statistiche.
    Nella pratica didattica quotidiana è più che evidente un cambiamento molto significativo (che possiamo definire evoluzione o involuzione della conoscenza e dell’uso della lingua italiana, anche in base ad una valutazione personale prima ancora che e oggettiva).
    La mia reazione ai periodici annunci o denuncie di questo tipo non tende a seguire l’impostazione clamorosa che i media o alcuni docenti universitari danno alla questione.
    Anche io stessa, che ho sempre insegnato nel triennio superiore, mi sono trovata davanti a problematiche di questo tipo, io stessa ho avuto anche colleghi di altre discipline che mi facevano puntigliosamente notare eventuali errori di ortografia e d’altro tipo nei compiti (ad esempio) di matematica o nei test di verifica.
    Credo che la situazione si verifiche frequentemente, forse meno nei licei classici e di più nei tecnici, ma non è questo il punto.
    Invece di risalire a presunti colpevoli (dagli insegnanti del biennio a quelli delle medie, dalle medie alle elementari, dalle elementari alla materna e su su fino al seno materno) penso che sia più utile rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani.
    Come? Se ne può parlare. Non sto scrivendo un trattato ma solo la mia opinione; tuttavia alcuni sistemi ci sono.
    Quindi comprendo, ma non condivido l’allarme in sé. Osservo invece che trent’anni fa nessuno pensava ai cambiamenti di costume, di abitudini, di rapporti sociali, di tecnologie ecc a cui assistiamo oggi, mentre ora il mondo e la società sono cambiati. I nostri giovani sono cambiati, gli adolescenti sono addirittura tutt’altra realtà.
    Poco più di trent’anni fa ci si fidanzava in casa e si usciva in coppia col permesso dei genitori, oggi i ragazzi iniziano a esplorarsi (permettetemi la metafora) in prima media. 40 anni quanti ragazzi si divertivano solo andavando in discoteca oppure bevevano o usavano sostanze? Quanti guidavano l’auto a 18 anni?
    Ma ci sono anche evoluzioni positive: la maggioranza dei nuovi ragazzi non sono razzisti, viaggiano da soli, sono rispettosi e curiosi di culture diverse, sano gestirsi la giornata in autonomia : quanti possono permettersi di contare su una famiglia tradizionale o su tre pasti caldi pronti? (potremmo continuare, ma ho fatto solo qualche esempio molto generale).
    Evidentemente sarebbe giusto che la nostra tradizione linguistica fosse rispettata, ma dovremmo adeguare didattica e metodologia e non solo adeguare le bocciature.
    Il problema è che 40 anni fa (con tutto il rispetto) c’era l’illustre De Mauro (a cui va tutta la dovuta stima e ammirazione); c’era e… c’è ancora lui a sentenziare. Allo stesso modo 40 anni fa erano in carriera politica e accademica persone che stanno ancora là, e continuano a pensare e giudicare il mondo con vecchi parametri.
    Le diagnosi di De Mauro sono sacrosante dal suo punto di vista, intendiamoci: ma non sarebbe anche il caso che una persona così illustre e insostituibile, una volta individuato e denunciato un problema che dovrebbe essere di sua specifica competenza, indicasse due righe di soluzione diversa dal “fermare chi non è all’altezza?”
    Insomma lo devo dire io (che l’adolescenza l’ho doppiata più volte) che non possiamo valutare con gli standard anni sessanta questo inizio di terzo millennio, iniziato da ormai dieci anni?


     

     

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Scrivendo le mie note scolastiche de La classe non è.doc non ho voluto costruire un romanzo, ma rappresentare i ragazzi e la scuola da mio punto di vista. Scrivendo parlavo soprattutto a loro che, una volta terminata la scrittura, sono stati i primi a leggere, a passarsi le pagine, a volerne una copia tutta per sé. Quindi non ho tenuto conto delle nozioni e delle lezioni di letteratura, né tanto meno di tutte le strutture e le tecniche narrative che ho per anni ho distribuito ai miei ragazzi come briciole ai passeri. Briciole: perchè non ho mai avuto una presunzione professionale tale da credere di riuscire ad imporre l'assimilazione di tecniche semiologiche ai miei studenti, mentre sono vissuta nella convinzione che fosse essenziale nutrirne l'animo con quel poco o quel tanto della letteratura che è necessario assimilare per crescere come esseri umani. Passeri: perchè brevemente si sono accostati alla mia mano aperta. Perchè sono rapidamente ritornati alla loro naturale ariosa esistenza, e perchè nonostante l'aspetto che tanto scandalizza i mediocri osservatori della superficie, la fragilità e l'irripetibilità della giovinezza sono tutto ciò che ho sempre e comunque letto nei loro occhi. Affidando queste pagine al Praticomondo, al suo conduttore Prat, e al suo Team ho seguito ancora una volta la mia linea della mano aperta e dello sguardo diretto. L'inedita (per me) situazione di comunicare solo per via telematica non cambia la sostanza del flusso della comunicazione, semmai ne veste diversamente la forma. E questo mio modo assolutamente non calcolato né mediato di rivolgermi a un mondo pratico nuovo e dinamico, creativo e energico, immediato e spontaneo nel quale quello che è detto è già (prima ancora) scritto, e quello che è scritto rimane e t'impegna, mi ha fatto scoprire non soltanto una bellissima opportunità, ma anche competenze eccellenti e sensibilità squisita. Lo sviluppo e l'organizzazione che il team di Praticomondo, a cui ho dato assoluta libertà creativa, ha saputo dare alle pagine scritte e alle immagini, ha restituito alle mie mani aperte un risultato moltiplicato, colorato e vibrante che va oltre le mie aspettative e speranze. Le briciole hanno nutrito i passeri. Il team li ha rappresentati e fatti volare nel web. E insieme siamo certi che continueranno a volare e svolazzare impunemente: impertinenti e liberi ma sinceri e appassionati. Ringrazio dunque chi ha reso tutto questo possibile :
Dietro la lavagna
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