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"the Matrix" - una parabola moderna

  • L’amore e l’"errore imperdonabile", respirare e responsabilità..

    2010 Feb 02

    Appunti personali su l’amore: “l’AMORE si sviluppa attraverso il lavoro su di sé, attraverso la dedizione e la devozione a sé stessi come unica reale risorsa di riscatto. L’amore è assenza di morte, a-mors, assenza dell’io, assenza di auto-sabotaggio, assenza di giudizio, assenza di servilismo, assenza di mente, assenza di emozioni negative o positive, poco importa, assenza di frammentazione, … l’Amore è integrità.

    Nella coppia non è l’amore che muta, ma sono gli individui; interviene l’ego, l’organizzazione, la formalità di stabilire delle regole, e questo fa si che il fuoco si ritiri.

    "...fra gli esseri, quando si incontrano, nasce un fuoco...non è importante come lo chiamano...questo Fuoco è abbagliante e vibrante...e sulle prime, ispirati dalla loro Origine Divina - risvegliata a sua volta dal Fuoco stesso - riescono un pò a danzare e a farlo garrire, come una banderuola di Energia... questo finche il buio della paura non sopraggiunge con la sua corte di regole e di aspettative... il fuoco allora si ritrae, non per regola o per morale... si ritrae perché non è più la sua Natura..." – di: Isas Aurind

    Sì è vero noi cerchiamo di raggiungere l’amore, ma abbiamo un concetto di amore che ci impedisce di sperimentarlo realmente. L’ego si nasconde in tutto questo come una nave nella nebbia. Difficilmente è visibile perché usa i nostri migliori intendimenti. E’ importante lavorare a liberarsi dell’addomesticamento che abbiamo ricevuto e delle idee e concetti che adesso sono diventate le nostre credenze.

    La mancanza di Amore o di a-mors si traduce in odio, conflitto, ma l’odio è verso di noi, è la dimostrazione che non siamo capaci di sentire amore dentro, di irradiarlo, di usare le nostre energie per uno stato diverso, "superiore", per così dire, di coscienza, il conflitto è interiore non è con gli altri, gli altri sono solo specchio della mia frammentazione, mostrano le mie debolezza, la mia mancanza di “integrità”. "Colui che compie tutte le leggi, colui che unisce la sua volontà alla legge" … significa colui che onora il suo essere, colui che sta cercando la sua integrità, “the One”, l’Eletto, colui che porterà unità in se stesso, colui che si conforma alle leggi del suo Essere, alla legge di "essere", ecco perché Gesù diceva: "io e il padre mio siamo uno".

    Amare non può essere un imposizione, amare significa rendersi reali, amare è un attimo di presenza, è come essere innamorati, è essere presenti a se stessi. L’amore sorge spontaneo in colui che lavora alla sua integrità, che significa colui che lavora a dissolvere e trasformare i suoi aggregati psichici. Non c’è amore senza morte psicologica. L'amore non è un emozione, non è un idea, non è un senso di svaporamento, l'amore non è sentimentalismo, l'amore non è coppia, l'amore non relazione, l'amore non è insieme a qualcun altro, l'amore non è il concetto di amore ch e abbiamo. L’amore è quello che resta dopo che sono morto alla mia vita passata, l’a-mors, è quando non ho bisogno più di morire, l'amore è quello che emerge quando sono presente, è una stato di "presenza", nulla di romantico. Allora si che rispetterò la Natura ed il mio prossimo, allora si che sarà in grado di amarli come me stesso.

    L’amore verso se stessi, l’amore dentro, nasce, sorge quando abbiamo dissolto i nostri conflitti, le nostre contraddizioni di vita ed ideologiche, e non è quello che sono stato abituato a credere sia. L'amore è assenza di dolore, assenza di mente, assenza di emozioni, quindi niente a che vedere con quello che hai sempre pensato sia, l'amore non è nemmeno l'idea confezionata di amore incondizionato che ti è stata inculcata, l'amore non ha nulla a che vedere con il prossimo, ha estremamente a che vedere con se stessi, l'amore è quello resta quando siamo "presenti". L'amore non è un delirio mistico, è più uno stato di onnipotenza ed umiltà allo stesso tempo; ma anche questo difficilmente ci sarà chiaro, questo perchè siamo stati educati, abbiamo imparato e lo realizziamo continuamente, a confondere la tenacità con la cavillosità, il coraggio con le smargiassate e la "disciplina del pensiero" con dei tentativi limitati e pedanti di ragionamento.

    L'amore è un respiro consapevole, respiro e responsabilità (e tra i vari significati di questa parola c'è anche "consapevolezza") hanno la stessa radice perchè hanno la stessa funzione: la Coscienza. Tutti noi, la maggior parte, respira per mantenere il proprio livello di esistenza. L’uomo "superiore", inteso come reale, presente", attento, vigile - RESPIRA PER MANTENERE APERTA LA PORTA - che è riuscito ad aprire, con il lavoro su di sé, e che conduce al regno dell’esistenza superiore che è l'"adesso", l'istante, il momento "presente".

    Solo così e spontaneamente posso imparare a cibarmi o a scegliere (e questa diventa una vera scelta, non un imposizione) di smettere, ad esempio, di fumare, o di abbuffarmi di cibo che mi potrebbe danneggiare, o mangiare a più non posso, o qualsiasi altra cosa che anche se mi danneggia fintanto che non me ne rendo conto non me ne posso liberare.

    L’amore ci rende sensitivi e ci permette di percepire ciò che ci è utile e ciò che ci danneggia, percepire significa sentire, significa sentirlo nel cuore, inteso proprio come rispetto per sé, ma devo accorgermi che mi sto danneggiando. Se tengo in mano un carbone ardente, ma non mi rendo conto che brucia non lo lascerò andare. L’uomo ha imparato a non sentire più quel dolore per sé stesso, ma questo non significa che ha smesso di farsi del male, di auto-punirsi… di cosa?

    Abbiamo educato il nostro corpo a “sopportare” il dolore, come fachiri abbiamo imparato a superare il disgusto della sigaretta, l’ebbrezza, lo stordimento e la nausea degli eccessi di alcool, persino dell’inquinamento atmosferico, facendoceli diventare dei piaceri irrinunciabili, vere e proprie dipendenze. Fumiamo per vanità, ci abituiamo ad una certa gestualità che ci renda interessanti e gradevoli agli occhi degli altri, fumiamo per appagare una fame interiore di attenzione, di considerazione esterna, non è vero che fumare è un piacere, è falso, ricordatevi le prime sigarette che avete fumato, tutti i fumatori ad un certo punto sognano di smettere di fumare, perché? Perché si rendono conto che era una trappola, una maledetta trappola … fumiamo per sopperire alla mancanza di fede in se stessi, per superare l’idea che siano nulla, che siamo un caso dell’universo, che siamo caduti qui per errore.

    Quale errore? Qual'è l’"errore imperdonabile" che tutti noi avremmo commesso e per il quale c’è solo la dannazione e le punizioni che periodicamente ci infliggiamo e che si esprimono nella nostra mancanza di rispetto per la “VITA”?

    Ognuno ha il suo, ma ognuno deve porsi la sua domanda. Ognuno soffre per una punizione e per un idea che ad un certo punto si è fatto ed è “ERRORE IMPERDONABILE”. Individuare quale sarebbe questo errore è l’inizio di una guarigione interiore e la nascita di un nuovo amore, quello verso Sé Stessi. Se uno non sviluppa l’amore mai smetterà di fumare, o di farsi del male, ... tanto è la “stessissima” cosa. Per conoscere l’ego dobbiamo avere AMORE, dobbiamo sentire amore dentro, il che equivale ad essere presenti a noi stessi, anzi, così facendo, smettiamo di essere noi stessi e finalmente siamo; "io" e "me stesso" è ancora l'ego che separa. Grazie a questo stato di realtà possiamo imparare a rispettarci ed onorare i nostri migliori propositi, diversamente restiamo addormentati e meccanici nei nostri automatismi e dipendenze, nei nostri aggregati psichici pura personificazione dei nostri “errori” e della nostra “personalissima” auto-dannazione; nel senso che è auto inflitta senza che nessuno ce lo abbia richiesto realmente di farlo se non i nostri stessi preconcetti e la nostra scarsa consapevolezza su ciò che è.

    Prima di conoscere il diavolo, il Satana, colui che separa, devo conoscere Dio, colui che unisce, la forza che unisce, il collante della vita, che è la vita stessa … prima di conoscere l’ego devo conoscere l’Essenza… la mia reale Essenza. Ecco perchè è importante ascoltare il pulsare di essa in noi e per questo è così importante diventare padroni delle nostre respirazioni.

    Crediamo di respirare ma il nostro è solo un ansimare inconsapevole ed alle volte convulsivo, cosa che non può fare altro che fornire al sangue giusto quella minima quantità di ossigeno necessaria a mantenere in vita una limitata parte del cervello che usiamo: la corteccia. Una delle funzioni di una respirazione autentica è quella di portare l'essenza, la coscienza, quella certa possibilità di percepirsi, quel rendersi conto di essere molto più della mente, dei suoi concetti e delle sue espressioni emotive, fino ai più remoti recessi della Coscienza profonda. Gli uomini che si credono evoluti cercano di usare il pensiero o l’azione fortuita per influire sulla coscienza, ma è inutile, perché non conoscono né la dose, né la direzione, né l’intensità … e non sto affermando che dobbiate necessariamente andare a scuola di respiro (altra invenzione moderna), sto dicendo che dovete incontrare un respiro vero, e questo accade incontrando l'istante. Non c'è nulla da imparare a respirare, c'è che rendersi "responsabili".

    Ecco perchè è così necessario aver sperimentato quello che viene chiamato "lo stato d'essere", quella percezione istantanea del Sè o di Sè; intuizione, sentimento e sensazioni si processano istantaneamente e sentiamo finalmente cosa significa respirare... l'a-more come è inteso qui è quel respiro reale.

    Purtroppo - "nessuno di noi è in grado di descrivere Matrix agli latri. Dovrai scoprirlo con i tuoi occhi che cos'è."

  • L’addomesticamento ed il Sogno della Società

    2009 Dec 09

    Sognare è la principale funzione della mente; sognare equivale a chiacchierare con i pensieri che si susseguono in modo associativo. Il cervello alterato nelle sue funzioni o mente è stato posto a determinare le cose della nostra vita al posto dello Spirito che noi siamo, esso sogna tutto il giorno, 24 al giorno, sia quando l’uomo o meglio ominide è sveglio sia quando dorme. La differenza sta nel fatto che durante lo stato di veglia la struttura materiale della personalità ci fa percepire le cose in modo lineare, l’idea di tempo psicologico da consequenzialità e coerenza, linearità appunto, a cose che di fatto non ce l’hanno. Quando ci addormentiamo (fisicamente intendo) questa struttura scompare o si affievolisce di molto, perché? Che cosa accade? Qual è la differenza veramente sostanziale? E la Coscienza, la Presenza cosa c’entra con tutto questo? Come mai il sogno ha la tendenza a cambiare ed essere apparentemente sconclusionato? E’ possibile che dipenda dal fatto che abbiamo perso quella linearità alla quale tendiamo a prestare credito?

    E’ possibile che perdiamo in parte l’influenza, la pressione della consapevolezza collettiva? O cosa altro? Meno leggi? Ci muoviamo in uno spazio meno denso? Sono tutte domande che potrebbero trovare risposte se solo iniziassimo realmente a porcele.

    Normalmente, l’ominide ignora tutto quello che gli accade, egli non è molto concentrato a comprendere come mai tutto il tempo chiacchiera con se stesso disquisendo su tutto e spesso su cose inutili, su gli altri, o su cose che ritiene gli vengano fatte o rivolte; non capisce che c’è una vera e propria causa al suo comportamento e questo suo comportamento in realtà è particolarmente insolito se rapportato al suo reale potenziale di “essere” umano. Si tratta di una condizione generale, un sogno collettivo, un’allucinazione di massa, collettiva prodotta dalle idee condivise e comuni. Nasciamo e gli adulti ci insegnano a costruire le condizioni per realizzare e contribuire al sogno collettivo, impariamo a sognare nel modo in cui sogna la società. Famiglia, stato, regione, politica, religione, sport, tempo libero, cultura e spettacolo sono parti dello stesso sogno collettivo, il fatto che sia un sogno non significa che non sia reale, significa solo che è un sogno, ovvero illusione, ovvero un modo preciso di intendere la vita ed interpretare e descrivere la realtà, ma come dice il mio caro amico Filippo: “La mappa non è il territorio”. Ci insegnano a sognare nel modo in cui sogna tutta la società.

    Immaginate di vivere al 3° piano di un palazzo, ma che ignorate totalmente di vivere in un palazzo. Immaginate ora che siano state cancellate tutte le indicazioni per giungere a scale ed ascensori e qualsiasi dettaglio che vi possa far solamente sospettare che siete in un palazzo; tutto ciò che riconoscerete come il vostro mondo sarà quel piano stesso. Adesso però, in modo quasi del tutto spontaneo, vi cominciate a rendere conto dei limiti di questo piano, osservate tutto intorno, il luogo e gli altri occupanti del piano e il sospetto che ci potrebbe essere di più di quello che vi raccontano tutti comincia ad aleggiare nella testa. Trovate una vecchia mappa dei sistemi antincendio e di colpo il sospetto di trovarvi da qualche altra parte comincia a essere qualcosa di più concreto. A quel punto forse cercherete di salire al 4° piano, ma anche questo era previsto negli ideatori del piano e quindi ...

    Nel momento in cui foste arrivati a capire, o almeno intuire, che ci deve essere di più cercherete una via di uscita. Il punto è che avete vissuto abbastanza al 3° piano da non essere più così semplice immaginare, anche se lo voleste un 4° piano, questo perché per tutto il tempo vi è stato detto di immaginare che non esiste nessun palazzo. Vi è stato detto poi, nel caso ve lo foste posto quest’interrogativo, che immaginare un 4° e forse anche un 5° od un 6° od un intero palazzo è un “segno di debolezza”, che sono proiezioni dei nostri “desideri”, dei nostri bisogni, delle nostre paure, di sentirci soli, abbandonati, della nostra paura della vita o della morte, un “segno di debolezza”. Vi è stato detto che si tratta di storielle da fanatici, da creduloni, come se credere che esista solo quello che vedo sia da “intelligentoni”.

    Si sono inventate di sana pianta interi movimenti religiosi ad oc, quelle che oggi chiamereste religioni, per sviarvi e convincervi che sono tutte banalità, vi sono state raccontate storielle, su un luogo, dove un uomo fatto di fango è stato privato di una costola dalla quale è stata creata una donna, l’antenata di vostra madre e che un serpente cattivo li ha fatti cadere in disgrazia … - “ma che razza di storia è questa?” – Direte.

    Hanno distrutto tutto quello che di sacro, simbolico e meraviglioso c’era negli insegnamenti dei maestri della storia, insegnamenti sulla natura dell’uomo, sulla sua reale struttura, su cosa egli è. Certe religioni sono asservite al “sistema” e servono per non farvi mai pensare a cosa siete, vi danno risposte banali a domande estremamente essenziali quali: cosa sono? Chi sono? Cos’è Dio? Che cos’è il creato? Che cos’è l’universo e quale è la sua relazione con l’uomo?

    Tutti i testi sacri danno una descrizione di Dio, ma quelle descrizioni non sono Dio. La parola “Dio” non è Dio, come si legge in Filippo (il vangelo attribuito all’apostolo) – “”. I testi sacri sono tentativi, , se si sanno leggere ed capire, di aprire la nostra mente ostruita dalle migliaia di restrizioni che abbiamo appreso nei primi anni della nostra educazione, negli anni dell’”addomesticamento”; siamo “esseri” meravigliosi e liberi, veri animali di razza, che sono stati trasformati in annoiati animaletti domestici.

    Quando un bambino nasce gli adulti, che sono oramai, anche loro senza saperlo, diventati agenti sognatori di questo mondo, hanno imparato cioè ad assuefarsi a loro volta al “sistema” (di credenze, ma non solo, al sistema di dipendenze ed altro), agganciano la sua “Attenzione” (avrete fatto caso che i bambini cercano continuamente il volto dei suoi genitori) ed introducono poco per volta, ma inesorabilmente, gli elementi, le regole del sogno collettivo, introducono una dopo l’altra le regole del sistema. L’atto è praticamente del tutto involontario, anche perché essi stessi a loro volta hanno subito la stessa sorte, essi pensano di fare bene al loro figliolo, senza sapere che in realtà lo stanno condannando ad un esistenza illusoria e priva degli elementi veri, reali che le danno senso e che sono in una parola lo Spirito Intimo. Il bambino senza accorgersi viene lentamente allontanato da sé, da ciò che potenzialmente potrebbe diventare.

    Certo, fare domande forse sarà anche facile, ma è certo che fare esperienza della verità richiede una grande voglia di indagare e di fare ricerche, non si può semplicemente accettare o credere.

    Per funzionare, un secondo tipo di educazione, richiede che ci sia accordo, ovvero che chi ascolta sia d’accordo con quello che diciamo, altrimenti il sistema non funzionerà. Non è forse così che è accaduto con la prima educazione? Il problema che questa è avvenuta quando eravamo piccoli e senza particolari idee, nessuno di noi ha realmente scelto la lingua che parla o il tipo di cibo, inteso come cucina locale, che ingerisce, se lo è trovato davanti ed è stato d’accordo ad adottarlo, lo ha fatto in modo automatico, istintivo se volete, perché si è fidato degli adulti. Così facevano tutti e così abbiamo fatto anche noi. Poi crescendo oramai quelle idee si sono instillate ed adesso crediamo che siano le nostre, ma non è così.

    Esistono un mare di regole in noi alle quali “ubbidiamo” senza neanche renderci conto ed attraverso queste regole, questa sorta di libro della Legge, noi ci giudichiamo e giudichiamo gli altri, ecco perché è così importante smettere di giudicare noi stessi e gli altri e soprattutto di correggerli. Le regole come le idee che ci sono state messe rappresentano le nostre più profonde credenze, il 90% di quello in cui crediamo ci è stato passato, non ci appartiene. Sapete come abbiamo fatto a prenderlo (il 90%), ad assimilarle (le idee)? Essendo d’accordo, esatto, eravamo d’accordo, le abbiamo accettate per buone, per vere, per le nostre verità. Come abbiamo fatto a discernere e decidere che ci piacevano e che ci avremmo creduto? Semplice, sulla base delle idee pregresse che ci erano state messe nei primi anni di vita, quel sunto di comportamenti e cose sentite e dette dagli adulti che a quei tempi cercavano la nostra “attenzione”.

    Guardate, dovete solo osservare per rendervi conto come funzionano le cose. Guardate un bambino, si fa i cavoli suoi, neanche vi fila, e tutti gli adulti lì a dargli addosso per attirare la sua “attenzione”. “Ehi! Piccolino, guarda la nonna, guarda lo zio, etc..” – lo tiriamo per le mani, lo tocchiamo affinchè ci presti la sua “attenzione”. Abbiamo imparato come comportarci nel mondo, in cosa credere e cosa no, attraverso gli esempi che abbiamo avuto intorno, non lo abbiamo scelto, ci è stato passato attraverso l’”attenzione”, agganciando la nostra “attenzione”. “Vieni, vieni dalla nonna piccolino. No, no non toccare il posacenere, no, le tende non si tirano” – prima siamo stati attratti e poi rieducati o meglio “addomesticati”, proprio come con i cani od i gatti. Guardate i gatti. Sono incredibili, voi li chiamate, cercate la loro “attenzione”, ma loro se la filano, non vi danno retta, e voi dietro, con il cibo o le coccole o altro, li inseguite perché li volete accarezzare, … perché? Cosa pensate che importi ad un gatto che voi lo accarezziate?

    Le idee ed i concetti che abbiamo imparato erano già qua prima di noi, prima che noi nascessimo, come si siano formati è anche facile intuirlo, per controllo. Sono passaggi della storia, la storia moderna è la conseguenza di un certo preciso passato che adesso non riconosciamo più ed è per questo che non ci accorgiamo di essere degli “schiavi”! E sì, anticamente noi saremmo stati tutti dei sudditi. Col tempo le rivolte e tutto il resto chi comandava ha dovuto trovare nuovi sistemi per tenerci in schiavitù. Sono sempre esistiti uomini e donne che ad un certo punto hanno saputo mettersi contro il sistema e hanno creato movimenti di massa, grandi rivoluzioni, … che sono state trasformate nuovamente in regimi di controllo.

    Oggi noi nasciamo in un mondo sofisticato dove la schiavitù passa dall’educazione, educati e mansueti, addomesticati, pieni di regole. Se sulle prime abbiamo bisogno di insegnanti (maestri di scuola, professioni, religiosi, suore, preti, politici, etc… ) col tempo impariamo da soli ad auto-controllarci attraverso il giudizio. Diventiamo giudici severi auto-sabotando ogni nostra “ispirazione”. Papà e mamma c’entrano poco, per quanto siano il primo esempio, essi stessi hanno subito lo stesso tipo di lavaggio del cervello che adesso è toccato a noi, loro lo hanno fatto per il bene, credendo di impartirci un educazione utile. E’ uno sbaglio incolparli o biasimarli per questo. Ma riflettiamo. Provate a ricordarvi come funzionava. A scuola ad esempio seduto al banco la maestra od il maestro infuriato cercava la nostra “attenzione” perché doveva in qualche modo indottrinarci e per poterlo fare aveva bisogno appunto della nostra “attenzione”. Lo stesso all’oratorio o l’insegnante di religione, o il prete di turno o l’educatore di turno. Tutti cercavano di agganciare la nostra “attenzione”.

    Dopo un po’ anche noi iniziamo a fare lo stesso. “Guarda! Guardami, guarda cosa sto facendo!” – ci è stato indotto il bisogno di “attenzioni” e questo ce lo porteremo per tutta la vita. La gente soffre perché non riceve le dovute “attenzioni”, o meglio quelle che lei ritiene tali. Perché? Perché senza di esse non è nessuno. Capite come è stata cancellata dentro di noi la nostra “reale presenza”, la nostra vera identità. Per accontentare gli altri e ricevere la loro “attenzione” abbiamo iniziato a comportarci come ci chiedevano e per questo abbiamo smesso di essere reali o essere noi stessi, vedetela come meglio vi piace. Abbiamo tremendamente paura di non essere notati, perché? Perché essere notati è come ricevere una ricompensa, ed essere ricompensati è stato lo strumento della nostra educazione. Se eravamo dei bravi bambini, ovvero se ci comportavamo come ci veniva richiesto o esatto[1], se “obbedivamo”, allora ricevevamo la ricompensa che era il più delle volte l’”attenzione” che eravamo abituati a ricevere, cose tipo complimenti, compiacimento, etc..

    Se invece eravamo stati “cattivi” o meglio “monelli” (“cattivo” e “monelli” sono 2 cose distinte ed individuano 2 gradi per definire il tipo di vergogna che dovevamo provare) venivamo puniti e di solito era cose tipo - “la mamma non ti vuole più bene”, “non scendi in cortile o con gli amici”, “ti tolgo tutti i giochi” - o un qualsiasi altro tipo di segregazione temporanea che doveva servire a educarci a non fare più certe cose, ma che in sintesi si traduceva in “assenza di attenzioni”.

    Tra vergogna e paura di essere puniti abbiamo di fatto imparato a fingere di essere qualcos’altro e soprattutto a mentire, giustificarsi, incolpare gli altri, auto commiserarsi, piagnucolare, ect. …

    Ecco perché oggi se volete realmente liberarvi da tutti questo non potete che cominciare da queste poche semplici applicazioni, ma per farlo dovete essere d’accordo, proprio come le altre idee che avete accettato.

    1) Smettere di correggere gli altri (il che include anche dare consigli non richiesti)

    2) Non giustificarsi o smettere di giustificarsi

    3) Non lamentarsi o smettere di lamentarsi

    4) Smettere di incolpare gli altri

    5) Smettere di giudicare se stessi e gli altri


    [1] Esatto è participio passato di “esigere”.

  • L'Arcano e le Emozioni

    2009 Nov 07

    Praticare l'Arcano non significa praticare sesso. Il sesso che fanno tutte le persone del mondo è per riproduzione, è per il mantenimento della specie. Per quanto ne abbiamo fatto una questione ludica, il sesso che l'umanità pratica è solo per la riproduzione. L'arcano è l'unione sessuale per dare alla luce, per far nascere il Cristo intimo, che significa alla fine Coscienza, Coscienza SOLARE. Non si tratta solo di un atto senza lo spargimento della sostanza seminale e senza la perdita dell'energia sessuale, intesa come impulso o desiderio all'unione, ma di un ispirazione continua ed un tendenza alla Coscienza.

    In poche parole l'arcano è lo strumento per la trasformazione totale da esseri umani a esseri divini. Il sesso è lo strumento per salire o per scendere nella scala evolutiva, quando diventa l'Arcano è lo strumento per lo sviluppo di sé e quindi della rivoluzione della coscienza. L'uomo è un animale speciale, particolare nel suo genere, egli è dotato di triplice destino: intelletto, sentimento e corpo fisico. L'ego è ciò che lo tiene nel sonno e nell'incoscienza. Solo l'uomo tra gli animali è in grado di provare odio, risentimento, invidia, possesso, gelosia, orgoglio, etc... negli animali questo non c'è perché si traduce tutto in un istinto di sopravvivenza.

    L'umaniode ha queste caratteristiche perché è dotato di intelletto e capacità di sentimenti. Quando, a causa della mancanza di un educazione adeguata, egli si appiattisce alle più basse pulsioni (e non ne sto facendo una questione di merito, ma di qualità di energia; più sottile o più densa), l'intelletto si trasforma in “mente” e la capacità di sentire o del sentimento in “emozioni”. Le emozioni, e poco importa se sono positive o negative, sono entrambe dannose al nostro benessere psicofisico, perché sono frutto della percezione illusoria di ciò che è reale, si basano sull’aspettativa o di DOLORE o di PIACERE, sono una reazione del corpo ai nostri pensieri e quindi a come, grazie a quelli, “interpretiamo” le circostanze della vita. Il problema risiede nel nostro modo di articolare il pensiero che passa attraverso le credenze; credenze che a loro volta sono il frutto di una completa e mancata educazione.

    L’aspettativa di PIACERE se non realizzata produce DOLORE e questo lo sperimentano tutti. Un autentico stato d’Essere non può essere scalzato da nessuna circostanza, perché proviene da un centro intimo oltre l’idea stessa di tempo. E’ il tempo, il suo concetto, il concetto che abbiamo di esso, a generare l’aspettativa.

    Pur sapendo di risultare impopolare, in sintesi, dirò che le emozioni sono il veleno di cui ci nutriamo e con cui ci danniamo, sono veri e propri atomi di inferno che entrano nella nostra vita e ci procurano il dolore che di quando in quando sentiamo. Ho detto che lo sono anche quelle positive, perchè esse sono altrettanto artificiali ed alla prima disattenzione si trasformano in negative. Il vero sentire è il “sentimento”, un sentimento di sé profondo ed autentico, è come sentirsi innamorati anche se non c'è nessuno da amare nella nostra vita, è una stato d'essere che non ha contrario.

    Le emozioni, lo dice la parola stessa - "emovere" - trasportare fuori, smuovere, agitare, etc... - non sono altro che reazioni del corpo fisico (emo-zione: azione del sangue): Reazioni a cosa? Ad un “idea”, ad un preciso codice di decodifica o di “interpretazione” delle circostanze; un azione cioè verso l’esterno viziata dal giudizio, dai concetti di bene e male, di piacere e dolore, etc… Trattandosi in un “interpretazione” personale non potrà che essere soggettiva e alterata dalle credenza che ognuno di noi sul mondo.

    Un “interpretazione” per sua stessa definizione è una descrizione del reale, ma non è il REALE. Solo la “presenza”, il sentimento reale di sé ci permette di sperimentare il reale che noi traduciamo in di fatto stati di coscienza e consapevolezza diversi dall’ordinario, le nostro idee, i nostri pregiudizi, il codice morale di una società, le sue regole, il bisogno di etichettare e classificare tutto non fanno altro che alimentare questa visione distorta del reale. Perché? Semplice: controllo.

    Tutto è studiato in modo da creare stimolo e reazioni (emo-tive), inducendoci a tradurre tutta la nostra vita attraverso o un senso di “minaccia” o in un apparente e fragile senso di “benessere”. Vediamo come funziona il senso di “minaccia”, esso è orientato ad attivare i meccanismi di sopravvivenza del corpo, quell’istinto, cioè, alla salvaguardia. Il sangue viene pompato alle estremità per un istinto alla “fuga” od alla “lotta”; questo perché il cervello e tutto il suo apparato, da quello nervoso al complesso di ghiandole endocrine, che sono gli attuatori finali, hanno tradotto il “pensiero” in “azione o reazione.

    Questo accade perché difficilmente l’organismo è in grado di distinguere la “realtà”, il “reale” (accadimento) dalla “metafora” o allegoria della nostra visione soggettiva alterata ed “interpretata”. L’accadimento o circostanza è sempre reinterpretato dai nostri concetti, dalla nostra descrizione delle cose e poi trasferito al corpo. Interpreteremo, di fatto, dei semplici segnali elettrici inviati al cervello dai sensi, secondo il nostro pregiudizio prevalente, secondo le nostre idee di massima, secondo il nostro “spessore” o “qualunquismo”… … il che dimostra solo che non siamo realmente presenti ed in grado di capire la realtà in modo del tutto impersonale, cosa che invece, ciò che realmente siamo, è capace di fare. Ecco perché ad esempio nel testo in “Appunti di un’Opera Ermetica”[1] troviamo le seguenti parole:

    “… per poter lavorare sulla materia prima è necessario che essa risulti del tutto impenetrabile alle nefaste influenze che continuamente tentano di entrare in lei, ottenebrandone il cuore e la mente ...

    […] Tale chiusura si potrà ottenere con il sigillo di Ermete, ovvero con l’acquisizione dell’ammirabile potere di rendesi impenetrabile alle falsità, alle artificialità, alle lusinghe, alle erronee verità, alle attrazioni, agli interessi, ed alle emozioni collettive che di norma coinvolgono tutti coloro che tale sigillo non lo possiedono. In questo modo la Materia inizierà ad essere in quiete, non più turbabile e perturbabile dall’esterno e si potrà quindi operare su di essa con calma e distacco …

    Per capirci. Supponiamo per semplicità che sia alla presenza di una persona e che ritenga ad un certo punto, senza un apparente motivo, che questa persona mi risulti antipatica ed quindi inizi sull’onda di quest’emo-zione equiparabile ad un disagio a comportarmi in modo sgradevole. Che cosa è realmente accaduto? A causa del tipo di educazione ricevuta ho imparato a tradurre le mie credenze, le esperienze pregresse ed i traumi in una reazione emotiva che chiamiamo “antipatia”, ecco che cosa è accaduto. Il disagio non è altro che un senso di “minaccia” mascherato alla mia coscienza di veglia, ma è questa l’informazione che trasferirò al corpo ogniqualvolta qualcosa o qualcuno mi evoca per dati motivi dettagli pregressi legati al mio primo grande apprendistato. Il corpo non distinguerà la metafora dei miei pregiudizi e prontamente produrrà una reazione, introducendo ormoni di un certo tipo nel torrente sanguigno. Il sistema di distribuzione del corpo riceve un messaggio di allerta e di minaccia che traduce in “pompare più sangue” - di modo da permettermi di fronteggiare quella stessa minaccia - o fuggendo, o lottando. Cosa che di conseguenza, visto che siamo stati tutti educati a controllare le nostre reazioni, si tradurrà nell’essere sgarbato senza motivo o in una ritirata simile ad un “inibizione”, “blocco”, “chiusura”, “repressione”, “freno”, falso “dominio di sé” o “auto-controllo”, un “reprimere” che non può che generare ulteriore intima “frustrazione”; fino ad anche gli eccessi della violenza verbale ed oltre ...

    Nonostante noi siamo psiche, cioè, ciò che anima il corpo, la Coscienza, l’intelligenza che abita il corpo, la sua unica e reale consapevolezza, non essendo a conoscenza di questi meccanismi veniamo continuamente travolti da questo fiume emo-tivo senza rimedio e per quanto anche quando le circostanze siamo oggettivamente sgradevoli, siccome siamo privi della adeguata conoscenza e quindi sviluppata capacità di fronteggiarlo, ad un certo punto, attueremo il nostro schema reattivo. Che cos’è l’antipatia se non odio?! Da dove arriva l’odio? Dalla “Paura”! Ma la “paura” non è forse un senso di “minaccia”?

    Ogni qualvolta traduciamo le situazione e le persone che incontriamo come una “minaccia”, genereremo da soli il veleno dell’odio indipendentemente da quello che gli altri ci stanno dicendo o facendo, e questo è dovuto alla nostra incapacità e mancanza di sforzi di renderci, come dice la citazione, “impenetrabili alle falsità, alle artificialità, alle lusinghe, alle erronee verità, alle attrazioni, agli interessi, ed alle emozioni collettive che di norma coinvolgono tutti coloro” che ci circondano. Il problema non sono gli altri, è come abbiamo imparato ad interpretare la realtà, le cose che ci accadono, la vita che ci gira intorno è qualcosa di differente e per poterla realmente conoscere ed assaporare devo essere oltre il mio giudizio o pregiudizio. Abbiamo un filtro e quel filtro è il velo che ci impedisce di essere reali e di percepirlo (il reale). Un sentimento, una sensazione è invece qualcosa di indefinibile, difficilmente descrivibile agli altri, ma molto più presente e reale delle emozioni che siamo invece in grado di descrivere abbastanza con completezza di colori. Il sentimento di sé, le sensazioni, sono una sorta di sottofondo interiore tenue e delicato, che ci comunica costantemente informazioni su come interagire con le cose e l’ambiente; con le energie sottili, ad esempio, che sono un aspetto interessante della realtà che ci circonda. Questo sottofondo indefinibile è quasi sempre soffocato dal dialogo incessante ed inutile e dalle emozioni, ma col tempo può diventare potente e chiaro, se ci concediamo il tempo di ascoltarci dentro e riconoscere in questo non solo la nostra vera voce interiore, ma il nostro Reale ESSERE.

    L’ostacolo oggi risiede esclusivamente nel fatto che noi ci crediamo di essere le idee che abbiamo appreso ed a cui abbiamo creduto insieme alle emozioni che proviamo: noi ci crediamo di essere loro, prendiamo completamente identità dall’immagine che abbiamo definito di noi col tempo, prendiamo identità dalla descrizione, cioè, che via, via abbiamo prodotto per sopravvivere in questo mondo così “ostile”.

    Lo stesso funziona col bisogno o senso di “benessere”. Una persona ci tratta gradevolmente, ci gratifica, ci fa sentire bene, ci da la considerazione che vogliamo, diventa una cosa che ci colpisce e che vogliamo riprovare ancora. Da quel momento in poi, in maniera inconsapevole, assoceremo un idea di gradevolezza ad uno qualsiasi dei particolari registrati della circostanza, del luogo o della persona; creeremo un immagine ideale pronta a ritornare in superficie quando il piacere è svanito, o quando ne sentiamo il desiderio od ogniqualvolta quei certi dettagli ricompariranno nella mia vita. Diventeremo anche ossessivi quando le persone o le circostanze non ci restituiranno la gradevolezza desiderata. Diventeremo dipendenti e compulsivi dal bisogno di soddisfare questo desiderio.

    Ad esempio, incontrando una persona con uno di questi dettagli o che ce li ricorda, percepiremo internamente, se privati dell’attenzione necessaria per percepire l’istante in cui tutto sta realmente accadendo, un emozione gradevole in generale (di fiducia, benessere o altro, passeggera), che ci porterà a ricercare un qualche genere di contatto con la situazione o l’individuo (uomo o donna che sia) ponendolo di fronte proprio a quell’aspettativa di “benessere” o “felicità” provata. La o lo, porremo di fronte, sia questo un luogo che una persona, alle nostre aspettative le quali appena verranno deluse si tramuteranno in nuovo senso di “dolore” o di “antipatia”, “contrarietà”, “minaccia”, etc... Perché dico che vengono deluse? Non è pessimismo, è che è impossibile pretendere che gli altri siano come noi ci aspettiamo; è come volergli imporre una maschera, un comportamento, un condizionamento, una condizione esistenziale solo ad esclusivo vantaggio nostro ed esclusivamente per farci o darci piacere.

    Ognuno è ciò che è, questo lo dobbiamo capire, non è e non deve diventare l’immagine o l’idea che ci siamo fatti di lui o di lei. Non possiamo esigergli assolutamente nulla come non vogliamo che ce lo esigano a noi. Come pretendiamo la libertà per noi stessi di fare ciò che ci sentiamo o sentiamo “giusto” dovremmo essere disposti a concederla a tutti gli altri, essendo questo “giusto” solo il frutto del nostro modo di pensare e di credere o di descrivere le cose al nostro livello di comprensione e non un “assoluto”, … altrimenti non siamo per nulla diversi dai tanti Predatori e Tiranni di questo mondo.

    Non dico che non esista la capacità di percepire nell’istante istintivamente una “minaccia” distinguendola da una “benevolenza”, quello che sostengo è che il corpo non distingue quando siamo in presenza della metafora dei nostri concetti. Questo perché la differenza non sta nel corpo, ma nella Coscienza che siamo in grado di esprimere nell’istante. Quando siamo presenti a noi stessi le emozioni si trasformano in sensazioni, in energia fruibile e subito, è lo schema ideologico, i concetti che si traducono di fatto in un associazione emotiva. Passiamo il tempo a valutare, in termini di bene o male, le circostanze invece che viverle, rimanendo bloccati in uno stato emotivo invece di usare quell’energia per compiere qualcosa di veramente reale, unico e soddisfacente. Quando vediamo o ci accade qualcosa la valutiamo con la mente e questo genera emo-azioni fisiche. La mente però non è l'intelletto. L'intelletto non chiacchiera tutto il giorno ininterrottamente, questo è un modo alterato ed artificiale di funzionare della funzione intellettuale o del pensiero. L'intelletto passa per un ispirazione, la lampadina che si illumina nei fumetti. Altre volte ci basta riportare il nostro pensiero ad un episodio pregresso per risentire nuovamente un certo stato emo-tivo. Altre volte ci proiettiamo in un possibile futuro ed ecco comparire la preoccupazione, che non è altro che ancora una reazione fisica ad un idea, ovvero un emo-zione.

    Dall'ansia al rancore sono tutte reazioni fisiche ad idee ed ad una visione, cioè, ristretta della realtà che è la vita. Le idee sono credenze non sono la vita, la vita accade ed io la posso percepire se smetto di continuare a giudicarla o paragonarla a qualcosa di conosciuto delle mie idee o credenze.

    ˜ ˙ ˜

    Ma torniamo all'Arcano. L'Arcano tecnicamente si processa quando chi lo pratica non produce e non si abbandona all'orgasmo animale, che come tale è lo strumento della riproduzione, l'amore è un altra cosa. L'amore è una possibilità, l'amore è la possibile che la Natura dà all’uomo per svilupparsi ulteriormente dalla sua condizione umana; l’amore è lo strumento che ci fa intuire che ci deve essere di più della sola riproduzione ai fini della razza. Ma siccome manchiamo della necessaria informazione e conseguente educazione ed addestramento, tutto questo rimane esclusivamente un desiderio inascoltato, una anelito senza sviluppo, la scelta che resta a livello pressoché inconscio di cui parla ad esempio l’architetto di matrix, il sesso resta dunque solo una possibilità potenziale di incontrare il piano Divino qui ed ora in noi e stabilirne una relazione duratura e “presente”.

    “il 99 per cento dei soggetti testati accetto il sistema a condizione di avere una scelta, anche se la consapevolezza di tale scelta era a livello quasi inconscio. Benché la trovata funzionasse, era fondamentalmente difettosa, dato che di fatto generava quella contraddittoria anomalia sistemica, che se non controllata poteva minacciare il sistema stesso.”

    L'umano è a metà tra gli dei e gli animali, solo che per evoluzione non diventa divino, lo diventa solo per un atto di volontà che chiamiamo in gnosi rivoluzione e che è quella contraddittoria anomalia sistemica di cui si parla qui. Senza rivoluzione l'amore resta un potenziale latente che non sboccia; resta solo latente e col tempo si spegne se non viene ben realizzato o veicolato. Per farlo è possibile solo se si riceve quella data educazione adeguata affinché ciò che c'è e che può emergere per sua naturale predisposizione emerga, ma non è l’unica condizione necessaria. La nostra vita è una scuola e non si finirebbe, volendo, mai di imparare. Gli uomini, invece, col tempo si abituano alle condizioni di vita che sono state stabilite qui da tempi remoti e dai nostri antenati, essi finiscono per assuefarsi al sistema, spegnendo di fatto ogni opportunità di rivoluzione interiore.

    E' come nel mito greco, ci sono gli umani, che sono coloro che stanno a guardare, e poi ci sono gli Dei e gli eroi. Gli eroi sono coloro che aspirano a diventare Dei. L'eroe è l’autentico rivoluzionario: Neo, ovvero una divinità in Potenza, questo perché non basta conoscere, ma ci vuole una certa qualità individuale. Questo significa quindi che per quanto si possieda una conoscenza teorica anche perfetta essa non ha di per sé alcun valore e non provoca alcun vero cambiamento interiore se non è affiancata da una particolarissima e rara predisposizione.

    Si tratta, in alchimia, di quella MATERIA PRIMA nella quale sia individuabile un modo d’Essere diverso dalla condotta comune, ribelle ed allo stesso tempo regale, una particolare tendenza a non poter scendere a compromessi con il normale modo di vivere, non una ribellione qualunquista, violenta, sguaiata, ma una condizione intima d'Essere, mite e determinata alla scoperta di sé stessi, la condizione esserica di colui che non accetterà mai i limiti esistenziali che invece sono sufficienti alle persone comuni.

    Questa caratteristica è un "donus dei", è - come dice l’Oracolo - essere o percepirsi innamorati. Solo tu lo sai se sei innamorato lo riconosci per istinti, e quando si parla di riconoscere qualcosa si implica la necessità di un qualche duraturo tipo di osservazione, significa una pazienza ed ascolto che si aiuta a fa emergere il reale potenziale soffocato dal mare i idee, preconcetti e credenze, che non solo ci annebbiano la vista, ma generano quella data interferenza così gradita al nostro ego, in quando personalissimo cibo, che sono le emozioni.



    [1] manoscritto di anonimo pubblicato postumo (finito di scrivere in Ferrara il 21 dicembre 1963)

  • Il REALE e La ferita affettiva. Quando cerchiamo di giustificarci, la falsa personalità.

    2009 Oct 26


    Come un bambino, l’Essenza circola liberamente, sperimenta lo spazio, il campo di forze, il campo dell’espressione della vita, fa esperienza e sperimenta il MONDO; cerca interazione e scambio, innocente ed incosciente di essere in qualche modo “nuda”. La “nudità” è il suo stato naturale e nella pienezza del suo potere.

    Poi arriva l’adulto e comincia a castrarla secondo le regole del mondo, secondo un codice di comportamente che diverà l’autocensura della stessa essenza. - “Non hanno bisogno di spiarci! Il controllo è stato già messo dentro di noi.”

    Peccato originale, è lì che dobbiamo tornare per tornare ad essere liberi, ma questo ci fa soffrire, ci fa sperimentare nuovamente il dolore che avevamo soffocato con una maschera. Essere “nudi” significa sentire AMORE! Amore significa amarsi dentro, significa eliminare da sé ogni forma di auto-sabotaggio appresa nei primi anni di età. Amore è la parola latina “a-mors”, il cui significato è assenza (a-) di morte (mors); amore significa assenza di dolore, assenza di tempo psicologico; Amore significa immortalità, eternità, l’eternità dell’istante, il potere del presente; quell’istante in cui ogni bambino è capace si stare, e che, successivamente, viene educato ad abbandonare, ecco perché sperimenta la solitudine, l’abbandono ed il distacco dal Sé ed ecco perché Roma è la città Eterna. Roma è l’anagramma di Amor.

    L’essenza di un bambino sente, vive profondamente della Fonte, il divino, il sacro, che è per lui ambrosia, è la vita stessa che egli è. Non ha bisogno di sapere che quello che prova, che sta sentendo, è amore; lo SENTE, anche se non ha per lui un nome, … proprio come Adamo ed Eva è in Paradiso … Il Paradiso è uno stato d’essere. Essi erano inconsapevoli, non avevano dato nomi alle cose, ne godevano senza pregiudizio, non avevano ancora messo la foglia di fico.

    Mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male, è quando incontriamo per la prima volta l’educazione (la prima educazione, quella che ci dice cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto fare e coso no, come è un bravo bambino e come è un cattivo bambino, etc… ) … prima di allora giravamo “nudi” e quella nudità era la nostra purezza, poi arriva il giudizio e da lì in poi per sopportare la pressione dell’educazione, per resistere alla violenza dei nostri educatori, impariamo a giustificarci, impariamo che loro avranno pietà di noi solo se saremo gravemente colpiti e ...

    RIFLETTIAMO! Quando cerchiamo di giustificare una qualche “manchevolezza”, a volte, abbiamo bisogno di trovare od inscenare tragicità, ipotizzando scenari drammatici, imprevisti gravi, etc…

    Perché??? Perché il mondo ti giustifica solo se hai subito una danno grave. Diventiamo così insensibili (come macchine) e meccanici, che deve esserci un “buon motivo” anche per cose di un importanza relativamente minima. Per essere lasciati in pace dobbiamo essere malati, dobbiamo esserci fatti male in qualche modo.

    Faccio un esempio. Ho un esame importante anzi no, arrivano i clienti dal “tal posto”, ma proprio quel giorno non suona la sveglia o peggio non la sento proprio! Dal punto di vista formale si tratta di un evento imprevedibile, nulla di male, ma per il mondo sarebbe una imperdonabile mancanza. Ragion per cui sapendo tutto questo, una parte di me, inizia subito ad agitarsi! Mi è stato insegnato che questa è una grave mancanza. Chiamo al lavoro, scopro che il mio responsabile ha già fatto un casino e mezzo a causa del mio ritardo. Minaccia, urli, etc… il che mi mette ancora di più in agitazione, ma siccome non voglio mentire dico al telefono che – “c’è stato un imprevisto” - senza specificare quale (sapendo a priori che non mi avrebbe creduto nessuno se dicevo che non avevo sentito suonare la svegli) - “sto arrivando! 10 min e sono lì”. Dall’altra parte del telefono la persona incalza, insiste sui dettagli e nel descrivere il delirio del responsabile, le minacce e tutto il resto… cedo … e dico: “ ho avuto un incidente in auto!”.

    IMPROVVISAMENTE DAVANTI A QUESTO TUTTI SI FERMA!

    Le persone si fermano solo davanti a qualcosa di grosso, di grave. … che dire”!? Si capisce perché le persone a volte si ammalano?! La malattia diventa l’unica via d’uscita ad un problema o un disperato bisogno di considerazione. Ognuno di noi vive e risponde alle circostanze attraverso ed in accordo alla propria “ferita affettiva” che ha fissato nella prima infanzia e che di fatto lo contraddistingue. E’ quello che Tolle chiama “corpo di Dolore” (vedasi video pubblicato di recente); una sorta di forma energetica autonoma, latente, dove la nostra ferita è fissata, dove cioè quel senso di separazione risiede.

    Uno schema latente pronto a manifestarsi alla prima contrarietà della vita. Il corpo di dolore è una risposta emotiva del nostro passato, non ha nulla a che vedere con le circostanze attuali, il corpo di dolore è la prova che ci è stato fatto il lavaggio del cervello, è la prova della nostra schiavitù (emotiva). Le persone proiettano la loro insicurezza, la preoccupazione, la loro sofferenza, il loro astio, la loro l’incapacità ad amarsi sulle circostanza e sulle persone che gli stanno intorno prendendole per cose esteriori, questo perché hanno bisogno di un alibi alla loro mancanza non solo di integrità, ma di amore per se stessi. Cerchiamo considerazione negli altri perché siamo incapaci di renderci conto di quanto valore c’è dentro, siamo stati convinti di non valere nulla, siamo stati educati ed addestrati e ne siamo diventati dei veri atleti, ad auto-sabotarci.

    Le difficoltà che quotidianamente ci troviamo a fronteggiare rivelano in realtà solo una cosa: la nostra mancanza di integrità, la separazione intima e profonda che viviamo con il nostro Sé Reale. Ecco perché per ritornare alla Fonte la battaglia và prima vinta interiormente.

    Allora la domanda successiva sarà: come posso ottenere integrità? Sorvegliando la nostra vita, impedendo a qualsiasi genere di idea o pensiero che cerchi di auto-sabotarci di entrare nel nostro spazio interiore. Dobbiamo rinunciare alla sofferenza come strumento per ottenere l’attenzione degli altri, imparando a far emergere un autentico sentimento di Sè. Le emozioni non sono altro che una risposta, sono la risposta del corpo fisico ad un pensiero, eliminato il pensiero, eliminato l’auto-sabotaggio, l’idea che auto-svaluta e ci fa elemosinare la considerazione altrui, le emozioni negative o positive sono il nostro inferno sulla terra. Il sentimento è un'altra cosa, è qualcosa di impiegabile e di duraturo, è il divino che si fa presente a Sé stesso.

    Il sentimento di Sè è qualcosa che emerge, non può essere controllato, è come un bambino, è come l’essenza libera e vorticante, è travolgente e spazza qualsiasi falsificazione. Le emozioni sono la conseguenza del giudizio ecco perché sono polari: irritabilità, paura, contrarietà, preoccupazione, ira, ansia, noia, etc… oppure – facili entusiasmi, felicità a momenti, idealismo, sentimentalismo, bisogno di sentirsi amati, ossessività camuffata da falso amore, falso senso di giustizia … etc.. Se accetto quello che c’è e capisco che il mio umore è determinato da qualcosa che ha a che vedere col mio passato sono pronto a cambiare e lasciare andare tutta quella sofferenza, sono pronto ad “espiare le mie colpe”. L’aggressività, l’ostilità, il litigio con l’altro, la prevaricazione è oggi la cosa più irrinunciabile per l’uomo e la donna. Essa nasce dall’insicurezza, dalla mancanza di attenzione per se stessi, dal conseguente bisogno di irresponsabilità, che si riflette nella convinzione che è sempre colpa di qualcuno altro o nel bisogno di giudicare o correggerlo, quando in realtà ognuno è l’unico vero responsabile di ciò che gli accade.

    Rinunciare alla sofferenza significa la rinuncia ad un mondo fatto di lotte, conflitti, divisioni, prevaricazione, competitività aggressività, etc… che non solo è l’unico mondo che realmente conosciamo; un mondo che abbiamo imparato a farci piacere, un mondo che è diventato qualcosa che ci piace, di cui sentiamo di non poter fare a meno; la conflittualità e la divisione, la prevaricazione sono diventate una sorta di seconda natura dell’uomo alla quale egli ora non riesce più a rinunciarvi, ne ha bisogno anche se il prezzo è alla fine uno soltanto e cioè: LA SOFFERENZA (involontaria). Siamo stati educati a dipendere dalla sofferenza. Appena qualcosa va storto, non va cioè come ce l’aspettiamo, ci irritiamo, ma quella è solo sofferenza e niente più; è che adesso ha assunto la forma dell’odio, quello stesso odio che abbiamo provato contro noi stessi quando ci siamo sentiti impotenti davanti alle prime circostanze di vita.

    Sono i nostri umori a generare le circostanze, non esistono giornate sbagliate o storte, esistono solo atteggiamenti sbagliati, esiste solo l’auto-sabotaggio. Se capisco che sono stato educato ad auto-sabotarmi, la prossima domanda sarà: perché? Cosa non vogliono che scopra? Qual è la vera ragione di questo sistema? Perché da un lato sembra tutto normale e dall’altro percepisco che c’è qualcosa di strano nel mondo, qualcosa che non vedo, ma che mi fa dire: ci deve essere di più.

    Non ci hanno mentito del tutto, ci hanno raccontato solo mezza verità, proiezioni socio-culturali sulla natura della nostra esistenza, dottrine religiose e comportamentali, istruzione e insegnamenti scolastici il tutto mescolato con le aspettative genitoriali, di carriera, di coppia, etc… Tutte queste istanze provocano una risposta emotiva, quella risposta è la causa della nostra sofferenza e della nostra stessa schiavitù: Abitudine al soddisfacimento emotivo. Siamo dipendenti dalle nostre emozioni, ne siamo drogati. Pensiamo che le emozioni negative, ma anche quelle positive, siano causate dalle circostanze, mentre tutte le emozioni sono in noi, dentro di noi. Questo è un punto assai importante. Le emozioni ci controllano e noi ne abbiamo bisogno, è l’unica cosa che abbiamo imparato a riconoscere e ne dipendiamo. Le emozioni esistono in uno schema psicologico ed energetico di Dolore/Piacere, la realtà, il sentimento è oltre…

    Forse risulterò impopolare, qualcuno dirà - “ci stai forse chiedendo di rinunciare alle nostre emozione, l’unica cosa che ci rende veramente umani … “ o cose simili, ma se vi guardate dentro vi renderete conte che più che altro noi non possiamo rinunciarci perché ne siamo letteralmente dipendenti. Siamo dipendenti dall’auto-inganno, siamo dipendenti ed educati all’irresponsabilità, ad auto limitarci ed auto ingannarci, attraverso l’illusione. Le emozioni sono poca cosa a confronto con il sentimento vero: “essere l’eletto, è come essere innamorati” – dice l’Oracolo a Neo e questo è la vera trasformazione alla quale siamo chiamati se vogliamo diventare reali; Essere reali significa essere connessi a questa forza meravigliosa che è l’amore e che non nulla a che vedere con chi ci sta accanto nella vita o con qualcosa di fuori di noi, ma è una sensazione intima e irremovibile ed a differenze dell'espressione delle emozioni essa non oscilla continuamente negli stati di Dolore/Piacere; è un vuoto pieno, è la pienezza del nulla. La felicità come la conosciamo è l'opposto dell'infelicità, il reale, il Sè, l'Essere Reale, invece, è la conciliazione di questi opposti.

    E' come quando smettiamo di pensare, come quando fermiamo la mente che chiacchiera e scopriamo di esistere ancora. Che cosa ha interrotto la mente? Se io sono quel silenzio chi è che chiacchiera? La mente ripropone le idee che ha registrato, le associa e crea un dialogo condizionato interiore senza fine. Quella chiacchiera non siamo noi. Allora noi cosa siamo?

    Attraverso il dubbio è stata inquinata tutta la sostanza del nostro “Essere”, per questo che abbiamo perso contatto con ciò che è “Reale” in noi. Siamo, viviamo nel dubbio perché manchiamo di quella connessione intima, interiore che ci porta a conoscere la verità su quello che ci accade, sugli accadimenti della nostra vita. Il “dubbio”, la “paura”, lo “scetticismo” sono stati generati ad oc, sono prodotti attraverso l’azione della “frustrazione”, della prevaricazione, del conflitto, attraverso un educazione, un azione operata su di noi sin dai primi anni di vita; questo ci ha fatto perdere fiducia in ciò che siamo realmente, siamo stati inquinati e separati, spaventati ed allontanati da noi stessi, dal nostro intimo sentimento.

    Il “dubbio” è penetrato lentamente in noi stessi ed ha inquinato tutta la sostanza dell’Essere. Ecco come i sistemi del mondo riescono a controllarci, togliendoci l’autentico “potere” che è la fede in ciò che siamo dentro, in ciò che possiamo sentire emergere da dentro. Togliendoci questa luce, questa irradiazione intima ci siamo privati della “comprensione”, delle nostre stesse “abilità” e del risveglio. Siamo stati educati ad “avere” invece che ad “essere” e così quando veniamo privati di qualcosa ci sentiamo impotenti e deboli. Siamo stati educati a pensare in termini di “avere”-“fare”-“essere” (che in questo caso diventa apparire), quando il vero potere, la vera forza di un uomo o di una donna sta nel “essere”-“fare”-“avere” (nel qual caso non ci importa di avere quello che poi di fatto otteniamo od abbiamo).

    “Essere” per “avere”, e non il contrario – ecco perché le cose che abbiamo alla fine finiscono solo per possederci. Noi lottiamo contro questa cosa, cercando a tutti i costi di “ottenere”, senza capire che stiamo solo continuando ad alimentare in nostro senso di “scarsità”, la nostra idea che ci manchi qualcosa, da cui di fatto finiamo per dipendere.

    Dipendenti, siamo tutti dipendenti, siamo tutti impiegati e dipendenti – pubblici o privati non fa differenza. Questa cosa è profondamente radicata in noi. Siamo stati educati e convinti che senza “denaro” e quindi senza un lavoro (da cui dipendere) restiamo senza cibo. Il cibo è diventato lo strumento dell’esercizio del controllo su di noi; ma per fortuna questo non è reale, no, non lo è; è solo la nostra mente attraverso un incessante dialogo interiore e convincerci che lo sia, è la mente a renderlo reale, ma è tutto solo nella nostra testa e come tale può essere rimosso attraverso un altro tipo di educazione, una seconda educazione che ci induca a capire ed arrivare da soli ad intuire, a sentire che esiste un profondo legame tra ciò che siamo (le nostre idee, che è la programmazione di base su cui si basa la nostra vita) e ciò che ci accade.

    Siamo stati convinti a credere di vivere sotto l’egida dell’accidentalità, siamo stati ridotti allo stato di animali intellettuali. Gli uomini realizzano tutto quello in cui credono, se credono che “senza un lavoro moriranno di fame” - questo diventa un assioma indissolubile e per loro accadrà. Ecco perché è impossibile tentare di vivere senza un lavoro fino a quando o fintanto che uno non avrà letteralmente rimosso, estirpato questa idea dalla sua testa e soprattutto dalle sue emozioni, anzi devo estirpare le emozioni legate a queste idee, a queste forme auto-distruttive del pensare. “Credere” è realmente un movimento interiore, da dentro a fuori, un autentico movimento “inside-out”. Ciò in cui crediamo si realizza, ecco perché la nostra vita è piena di scarsità e di miseria interiore, perché siamo stati inquinati internamente, nella polpa, nella sostanza dell’Essere.

    E’ importante riportare ordine nella casa interiore disordinata per poi iniziare un lavoro verso la piena integrità, un lavoro intenso e profondo, un lavoro sulle origine della caduta/discesa dell’uomo su questo piano, discesa simboleggiata proprio dal mito di Adamo ed il Serpente.

    Allora “credere” diventerà quello stato di “grazia”, in assenza di dubbi, paure, scetticismo, che è volontà pura e che ci permette di emergere dagli abissi/inferni psicologici in cui ci siamo messi. Credere è uno stato di coscienza lucido, nulla a che vedere con il dogmatismo intellettuale o religioso, questo perché il credere in cui credi tu non è il “credere” di cui ti sto parlando. Non ti sto dicendo di credere, ti sto dicendo di “Essere”: oggi tu già credi, hai credenze; credi che i soldi nella tasca siano l’unica verità, credi che il denaro nelle tue tasche è ciò che ti permette di vivere ed essere “libero” (sì, ma solo di comprare?!)

    … non è idealismo quello che ti sto proponendo è un azione pratica, concreta, senza posa, senza riposo, senza sosta, un lavoro in te stesso e su te stesso, un lavoro incessante alla ri-modellazione, al ri-cordo del tuo “Reale” stato d’”Essere”; questo perché quando sarai in grado di rivolgerti dentro, quando avrai smesso di dare energia e potere alla descrizione del mondo, quando sarai in grado di avere fiducia, fede dentro, quando sarai in grado di amarti dentro, di ri-sentire quell’amore che ti ha originato, quando in una parola ri-uscirai ad “Essere” saprai anche come agire, e quando sarai reale la realtà seguirà e non saranno più le mie parole, ma i tuoi fatti a darmi ragione. E’ questo il senso di questo dialogo:

    "Cosa cerchi di dirmi? Che posso schivare le pallottole?"
    "No Neo. Cerco solo di dirti che quando sarai pronto … non ne avrai bisogno." (Morpheus).

  • Perchè "no al Nucleare".

    2009 Aug 25

    Il 10/07/2009 il Senato ha definitivamente approvato, in quarta lettura, il ddl n. 1195-B recante disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia.

    Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale, il Governo italiano adotterà uno o più decreti legislativi per la localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi e alle misure compensative in favore delle popolazioni interessate. Sapete come funziona una centrale Nucleare? Usano il decadimento radiattivo e l'energia sprigionata provocando un'esplosione controllata. Questo a livello fisico.

    A livello atomico, o a livello Eterico-Vitale e nei mondo interni, a livello delle dimesioni interiori (parlando in termini esoterici od olistici) del pianeta, si crea un incendio perpetuo ed espanso che sconvolge tutto il sistema Pianeta. Il piano vitale, eterico, è una sorta di regione Spirituale del Pianeta, una sorta di un involucro energetico, un'atmosfera dove la forza vitale del pianeta si concentra e, per quanto, non si veda e la maggioria delle persone non crede, esiste ed è ciò che influenza tutta la vita e i comportamenti del Pianeta Terra.

    Si tratta della parte che contiene l'intelligenza del pianeta, è il serbatoio della vita, dove la vita in forma eterica sta, è quello che sta dietro alla vita: il mondo Eterico-vitale. La scienza lo conosce, ma lo nega perchè dovrebbe di fatto giustificare certi suoi comportamenti a cominciare proprio dall'Atomica. Il mondo atomico è energia intelligente e non possiamo pensare di lasciare fuori dalle nostre scelte lo Spirito del Pianeta. Noi ragioniamo in termini umani, antropomorfi, ma l'intelligenza esiste a tutti i livelli, da quello umano a quello planetario, a quello astrale, del cosmo, ect... Si tratta di ordini di mondo, ma tutto è permeato ed è plasmato dai piani interiori della Coscienza.

    Il Pianeta ha le sue misure di sicurezza, e quelle purtroppo per noi costano care a tutti indistintamente. Siamo noi ad avere bisogno del pianeta e non il contrario. Ogni organismo vivente di questo luogo proviene dalle “Acque della Vita” di questo stesso pianeta, è fatto cioè della stessa sostanza della Terra, se ci estinguiamo la Terra produrrà un nuovo essere utile ai suoi scopi “esserici”. Esiste una relazione tra l’uomo e la terra, ma se l’uomo non dovesse rispettare più questa relazione la Terra è in grado di considerare la possibilità di cambiare razza, noi siamo già la 5a ronda. Il pianeta non è in pericolo, lo siamo noi! FERMIAMO IL NUCLEARE !!! IL NUCLEARE è UN DISASTRO AMBIENTALE ANNUCIATO.

    IL SILENZIO IN QUESTO CASO STA DIVENTANDO ASSENSO. Solo portando l'attenzione in noi stessi, sentendo e desiderando fortemente un cambiamento verso la direzione della Coscienza che possiamo, dal nostro Potere Interiore nell'Adesso, modificare le decisioni, pensando ad un sistema diverso, pensando di irradiare luce e consapevolezza a coloro che ci governano affinchè possano udire la Guida della Coscienza e non le influenze nefaste dei nostri peggiori Incubi.

    Non possiamo che lavorare al miglioramente di questo mondo partendo da noi stessi, creando quella massacritica ideale e consapevole che serve a quest'umanità per superare la sua adolescenza tecnologica ed evitare di fatto l'autodistruzione di massa. Il mondo è come è perchè noi dentro siamo così. La Rivoluzione della Coscienza è un lavoro Inside-Out, da dentro a fuori.

    In tutto questo tempo, intendo da quando il governo ha preso questa decisione, non posso negare di aver avvertito un moto ribelle ed un senso di impotenza, ma questo mi ha portato, attraverso le mie riflessioni e la conoscenza di un'autentica dottrina della Coscienza, a capire che prima di poter agire in qualche modo sul piano fisico delle cose, nel mondo, dovevo modificare lo Stato Interno, dovevo cambiare Stato D'Animo.

    Questo articolo è solo il primo atto di una serie di cose che credo si possano fare per evitare la catastrofe che tante profezie paventano. Rabbia, risentimento e senso di impotanza di fronte all'incoscienza dei nostri governanti apre una strada terribile all'auto-distruzione, sentire odio dentro equivale ad avvelenare se stessi, serve Coscienza, che non significa essere stupidi o non agire, significa smettere di ODIARE che è quello che produce i CONFLITTI nel mondo. Il Mondo è in guerra perchè noi siamo in guerra, il mondo odia perchè noi odiamo, il mondo ha Paura, ansia, preoccupazione per il futuro perchè si autocommisera e noi ci auto-commiseriamo per non svegliarci, per continuare a trovare e cercare identità nel nostro "alter-ego".

    Quando odiamo, quando abbiamo paura diventiamo confluttuali, e peggio, dimostriamo di non voler lasciare andare le cose, di non voler cambiare, siamo di fatto dei "conservatori" e contribuiamo allo "Status Quo". Come in Matrix agenti lo sono tutti e non lo è nessuno, il controllo è dentro di noi e si attiva tutte le volte che cerchiamo il risveglio, per questo che serve un grande sforzo e soprattutto conoscere la "filosofia iniziatica" della Coscienza.

    Un saluto Fraterno
    Rocco BRUNO

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"matrix, una parabola moderna" è il titolo di un libro che parla della trilogia di "The Matrix" dei fratelli Wachowsky. Non un film di fantascienza od un cyber thriller, come è stato descritto, ma un vero viaggio interiore nella profondità della nostra psiche, negli abissi psicologici come lo é l'odissea di Ulisse, il dramma di Perseo o la Divina Commedia di Dante Alighieri.

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